I Partiti Ultraortodossi E La Lotta Per Il Governo In Israele

La Lotta Per La Maggioranza In Israele
Il panorama politico in Israele rimane estremamente incerto a poche ore dall’inizio delle consultazioni ufficiali. Al momento, nessuno dei due schieramenti principali dispone dei numeri necessari per formare un governo stabile dopo le elezioni tenutesi il 27 ottobre. Benjamin Netanyahu ha già ottenuto la conferma del sostegno di Sionismo Religioso, Otzma Yehudit e Shas, ma l’incognita principale per la stabilità dell’esecutivo resta il partito Ebraismo della Torah unito. Questa formazione, che detiene sette seggi, è attualmente contesa tra il premier uscente e l’opposizione guidata da Gadi Eisenkot.
Il blocco del cambiamento, che mira a rimuovere Netanyahu, vede in questo partito una possibilità strategica per guadagnare seggi preziosi. A spingere con forza in questa direzione è Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu. Liberman ha escluso categoricamente ogni possibile accordo con il premier o con le due realtà politiche dei palestinesi-israeliani, ma si è mostrato aperto a collaborare con i partiti degli haredim. L’obiettivo dichiarato è formare un esecutivo operativo e stabile senza dover ricorrere a nuove elezioni, restringendo però drasticamente le opzioni di manovra a causa dei suoi veti, che hanno di fatto stracciato l’ipotesi di un sostegno proveniente dalle liste arabe, le quali possiedono un pacchetto di 19 seggi.
Le Caratteristiche Della Comunità Ultraortodossa
La scena politica è fortemente influenzata dai partiti ultraortodossi, che rappresentano una comunità di circa un milione e mezzo di persone, pari a quasi il 15% della popolazione totale del paese. Questa realtà si divide principalmente in due anime politiche distinte: gli ashkenaziti di origine europea, rappresentati da Ebraismo della Torah unito, e i sefarditi di origine mediorientale, spagnola e nordafricana, rappresentati da Shas. Quest’ultimo partito, fondato nel 1984 dal rabbino Ovadia Yosef, ha ottenuto sei seggi nelle ultime consultazioni elettorali.
La comunità ha caratteristiche sociali e demografiche molto peculiari. È concentrata in quartieri specifici e chiusi, come Mea Shearim a Gerusalemme e Bnei Brak a Tel Aviv, e organizza la propria intera vita quotidiana attorno allo studio della Torah. Le famiglie sono generalmente molto numerose, con una media di sei figli per nucleo, registrando uno dei tassi di natalità più alti al mondo. Molti membri della comunità vivono in condizioni di semipovertà, dipendendo dai sussidi statali, specialmente gli uomini che non lavorano per dedicarsi esclusivamente agli studi religiosi.
Il Nodo Del Servizio Militare
La priorità assoluta di queste formazioni politiche è l’ottenimento dell’esenzione dal servizio militare per gli studenti delle scuole religiose, note come yeshive. Questa richiesta è da decenni la condizione imprescindibile per l’appoggio a qualsiasi governo. Tuttavia, la situazione è precipitata due anni fa, quando la Corte suprema ha stabilito che tale esenzione è priva di base legale e viola il principio di uguaglianza. La sentenza ha provocato forti tensioni, manifestazioni e blocchi stradali organizzati dagli ultraortodossi contro la leva obbligatoria.
In risposta a questa decisione, i partiti haredim si erano ritirati dalla coalizione di governo, pur continuando a garantire un sostegno esterno a Netanyahu. In questo contesto, il premier ha accusato l’opposizione e i media di aver condotto un attacco sistematico contro gli ultraortodossi per anni, definendo ipocrita il repentino cambiamento di tono di chi ora cerca il loro appoggio per pura sete di potere, violando gli impegni presi in campagna elettorale.
Netanyahu sostiene che solo il Likud e il blocco di destra siano realmente impegnati a regolamentare lo status degli studenti della Torah per permettere loro di continuare gli studi legalmente. D’altro canto, per attrarre Ebraismo della Torah unito, Gadi Eisenkot potrebbe essere costretto a moderare le proprie posizioni passate. Le ipotesi includono l’offerta di condizioni più vantaggiose per l’arruolamento, stanziamenti di bilancio specifici e accordi su questioni interne alla comunità. Resta l’ipotesi che il partito possa decidere di non raccomandare nessuno dei due leader per mantenere un maggiore potere contrattuale nei negoziati futuri.