Accuse All’Ex Ministro Speranza Sui Monoclonali Durante Il Covid

Accuse All’Ex Ministro Speranza Sui Monoclonali Durante Il Covid

Controversie Sulla Gestione Dei Farmaci Anticorpi

Il dibattito sulla gestione della pandemia di Covid-19 in Italia si riaccende con le testimonianze rese in commissione dallo scienziato italo-americano Guido Silvestri. Al centro della disputa vi è la questione delle donazioni di monoclonali, specificamente i trial clinici pragmatici proposti dalla multinazionale Eli Lilly. Secondo Silvestri, l’Italia avrebbe avuto l’opportunità di utilizzare gratuitamente circa 10.000 dosi di questi farmaci prima della seconda ondata pandemica dell’ottobre 2020, periodo caratterizzato da un’altissima letalità con quasi 50.000 decessi, a fronte dei 15.000 della prima ondata.

Silvestri ha raccontato di essere stato contattato dal vertice di Eli Lilly, Dan Skovronsky, che era stato suo allievo, per facilitare l’introduzione di una cura che negli Stati Uniti mostrava risultati promettenti presso diversi centri medici, tra cui l’università della Georgia. La terapia prevedeva effetti collaterali minimi e una riduzione dei ricoveri stimata tra il 70% e il 90% per i pazienti più fragili che non avrebbero potuto vaccinarsi. Questa opzione terapeutica si sarebbe contrapposta al protocollo basato su Tachipirina e attesa vigile, di cui l’ex ministro Speranza ha disconosciuto la paternità, sostenendo che la circolare non fosse stata scritta da lui e che comprendesse anche l’uso di farmaci antinfiammatori.

Il Ruolo Di Aifa E Le Accuse Di Favoritismo

Nonostante l’entusiasmo iniziale e la preparazione di un protocollo rapido in una sola notte da parte di Andrea Antinori, noto virologo clinico dello Spallanzani, il progetto avrebbe subito un brusco rallentamento a causa di resistenze interne all’allora Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Secondo la ricostruzione emersa, l’allora numero uno di Aifa, Nicola Magrini, insieme a Giuseppe Ippolito, allora direttore generale dello Spallanzani, avrebbe bloccato l’iniziativa per timore che un’introduzione aggressiva di farmaci statunitensi potesse danneggiare gli interessi di un’azienda italiana di produzione di monoclonali.

Si tratta della società senese Toscana Life Sciences, storicamente vicina a determinati ambienti politici e sponsorizzata dallo stesso Speranza come fiore all’occhiello della ricerca scientifica nazionale. Quest’ultima società avrebbe ricevuto ingenti finanziamenti pubblici dal Ministero della Salute, Invitalia e dal Mise per sviluppare una produzione nazionale, che tuttavia sarebbe arrivata fuori tempo massimo, portando persino a una causa multimilionaria con Menarini, che si era proposto come partner operativo. Il virologo Giorgio Palù avrebbe ammesso la follia di tale gestione una volta scoperto che la donazione era saltata.

Lo scienziato ha evidenziato una contraddizione temporale e burocratica significativa. Nell’ottobre 2020, Aifa avrebbe giustificato il blocco dei trial gratuiti invocando la necessità di un parere preventivo dell’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema). Tuttavia, Silvestri ha ricordato che esistevano almeno tre modi per aggirare tale ok, già utilizzati in passato per cure compassionevoli e per il virus Ebola. Nel febbraio 2021, l’agenzia italiana avrebbe infine autorizzato l’acquisto dei monoclonali senza attendere il parere di Ema, che sarebbe arrivato solo un mese dopo. In quell’occasione, l’Italia avrebbe pagato cifre elevate, quasi duemila euro a dose, per un farmaco che si sarebbe rivelato meno efficace a causa delle mutazioni del virus.

Le Dichiarazioni In Commissione E Il Rapporto Con La Corte Dei Conti

Il punto più critico dell’audizione riguarda le affermazioni dell’ex ministro Roberto Speranza. Silvestri sostiene che il politico abbia mentito, negando l’esistenza di una proposta di donazione e sostenendo che l’azienda avesse presentato solo offerte commerciali. Lo scienziato ha invece presentato una lettera inviata direttamente a Speranza, nella quale veniva avvertito del rischio che la donazione saltasse per motivi burocratici e della possibilità concreta di salvare centinaia di vite umane attraverso uno studio compassionevole su larga scala, tra le 10.000 e le 20.000 dosi.

Speranza, in precedenza, aveva dichiarato di essere stato favorevole a ricevere dosi gratuite, ma Silvestri smentisce categoricamente questa versione, definendola una serie di bugie. Lo scienziato ha inoltre riferito di aver già esposto tutti i dettagli della vicenda alla Corte dei Conti, offrendo di fornire la relazione ufficiale per documentare i fatti. La vicenda solleva interrogativi profondi sulla priorità data agli interessi industriali rispetto alla salute pubblica durante l’emergenza sanitaria. Silvestri conclude sottolineando che l’attuazione tempestiva dei trial clinici nell’ottobre 2020 avrebbe potuto evitare numerose perdite umane, rendendo la gestione di quel periodo un esempio di inefficienza.